La Valpolicella è una delle aree vitivinicole più antiche e affascinanti d’Europa.
La sua storia, profondamente intrecciata con la vite e il vino, affonda le radici in epoche lontanissime, attraversando civiltà, imperi e secoli di tradizione agricola fino a giungere ai grandi vini che oggi hanno conquistato il mondo. La presenza della vite nel veronese risale addirittura al Medio Eocene, circa 40 milioni di anni fa, come dimostrano i fossili di ampelidee rinvenuti nella Pesciara di Bolca. Nell’Età del Ferro compare la Vitis vinifera sativa, probabilmente introdotta dagli Etruschi tra il VII e il V secolo a.C., insieme alle prime tecniche di vinificazione. I ritrovamenti archeologici testimoniano un consumo domestico del vino già in epoca preromana.
Tra i primi abitanti organizzati della valle vi furono gli Arusnati, popolazione di origine reto-etrusca, che strutturò il territorio in pagi e villaggi. È in questo contesto che nasce il celebre vino retico, citato da autori classici come Catone il Censore, Strabone e Virgilio, che ne esaltano la qualità e la provenienza dalle colline tra Como e Verona. Il vino retico raggiunge il suo massimo splendore in età augustea, tanto che Plinio il Vecchio lo definisce panacea veronensis, attribuendogli virtù quasi medicinali.
Con il regno di Teodorico, nel VI secolo, la Valpolicella viene celebrata per la fertilità del territorio e per un vino passito già molto apprezzato: l’Acinatico, descritto da Cassiodoro come un vino “regio per colore”, “denso e carnoso”, una vera “porpora bevibile”. È una delle prime testimonianze scritte dell’appassimento delle uve. Nel 643, l’Editto di Rotari introduce norme severe a tutela della vite, segno del valore economico e sociale della viticoltura. Nei secoli successivi compare per la prima volta il nome Valpolicella, attestato in un documento dell’imperatore Federico Barbarossa.
Con gli Scaligeri, nel XIII secolo, arrivano le prime regolamentazioni sulla vendemmia, sul commercio dell’uva e del vino. Dal 1405 la Valpolicella entra nell’orbita della Serenissima Repubblica di Venezia, che istituisce il Vicariato della Valpolicella, garantendo alla valle privilegi amministrativi unici. Il commercio del vino si intensifica lungo l’Adige fino al Canal Grande, contribuendo alla ricchezza del territorio.Tra Rinascimento e Settecento la prosperità agricola favorisce lo sviluppo culturale. Nascono ville patrizie, cenacoli di umanisti e letterati.
Il termine Recioto compare ufficialmente nel 1888, legato alla selezione dei racimoli migliori del grappolo. Nel 1936 nasce il mito dell’Amarone, inizialmente considerato una variante secca del Recioto, destinato però a diventare il “Grande Rosso” della Valpolicella.
Nel 1968 viene istituita la DOC Valpolicella; nel 1990 l’Amarone ottiene un proprio disciplinare e nel 2010 il riconoscimento DOCG, consacrandone il prestigio internazionale. Parallelamente nasce e si afferma il Valpolicella Ripasso, vino di grande equilibrio e struttura, oggi apprezzato in tutto il mondo. Con l’aggiornamento dei disciplinari, la Valpolicella riafferma il valore dei vitigni autoctoni, del territorio e del controllo della filiera. Una storia millenaria che continua a vivere nei vigneti, nelle cantine e nei calici, raccontando il legame profondo tra uomo, terra e tempo.